Filosofi dei nostri giorni. Seconda puntata.

Filosofi dei nostri giorni. Prima puntata.

Pubblicato in: on Novembre 23, 2007 at 1:58 pm Commenti (2)

And the winner is…

Il migliore spot di tutti i tempi, secondo il mio caccolosissimo e inutilissimo parere.

Extreme solutions.

Problema: Una massa di deficienti sta rovinando lo sporto piu’ bello del mondo.

Soluzione: Stop ai campionati per un anno. Organizzare ogni domenica gare di mazzate tra gli ultras delle varie squadre negli stadi, con tanto di pubblico, arbitro e telecronaca stile wrestling di Dan Peterson.

Obiettivo: Lasciare che si scannino tra di loro fino alla completa estinzione della razza ultra’ violento.

Risultato: Far sì che il calcio torni a essere uno sport. Solo e soltanto uno spot.

Pubblicato in: on Novembre 15, 2007 at 2:23 pm Commenti (1)

Diagnosi.

 

Al tempo si stanno cariando i denti

e non so che fare

se togliere il dente

o sentire ancora dolore

all’infinito

Al tempo fa male lo stomaco

gocciola sangue e linfa

piange anima e amarezza

Al tempo sta calando la vista

e nè da lontano, nè da vicino

riesce a trovare

la strada buona da attraversare.

Pubblicato in: on Novembre 13, 2007 at 11:13 pm Commenti (0)

Chi se ne fotte.

 

Chi se ne fotte se gli anni passano in fretta, senza chiedere il permesso.

Chi se ne fotte se è l’una di notte e lo stomaco brucia e urla.

Chi se ne fotte se mi guardo intorno e vedo una palla di merda che rotola.

Chi se ne fotte se questa stanza è senz’aria.

Chi se ne fotte se questa stanza costa 360 al mese, periferia merdosa di una città triste, stanza condivisa, appartamento condiviso, cesso e germi condivisi.

Chi se ne fotte se i riscaldamenti sono accessi fino alle 2 di notte e in casa ci sono 40 gradi a novembre.

Chi se ne fotte se questo buco puzza ed è pieno di polvere.

Chi se ne fotte se prendo la metro e mi inculo con un oceano di sconosciuti dalla faccia triste.

Chi se ne fotte se i sudori si mischiano, se le ascelle fetano, se non c’è un centimetro per respirare.

Chi se ne fotte se ho caldo fuori e freddo dentro.

Pubblicato in: on Novembre 9, 2007 at 12:42 am Commenti (0)

Grazie al cazzo…Volume 2.

AUMENTANO i ragazzi che, per scelta o necessità, rimangono a vivere in casa dei genitori. Ma non solo. I giovani del nostro Paese marcano sempre di più le distanze dalla politica e dai luoghi di culto. E’ il quadro dei ragazzi italiani che emerge dall’ultima indagine Istat su, relativa al 2006, “La vita quotidiana”. Confrontando i dati con quelli dell’anno precedente, le preoccupazioni del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa - condite con la discussa definizione di “bamboccioni” - sono destinate ad aumentare. Nel 2006 i giovani celibi di età compresa fra i 18 anni e i 34 anni che vivono “con almeno un genitore” hanno oltrepassato la soglia del 60 per cento. Nel 2005 erano 59,5 su 100.

Ma nel ponderoso volume pubblicato ieri, che prende in considerazione un po’ tutti gli aspetti della vita quotidiana (vacanze, tempo libero, stili alimentari, sport, ed altro), l’istituto nazionale di statistica mette a disposizione anche i numeri che possono spiegare le probabili motivazioni di tanto attaccamento a mamma e papà. Infatti, l’aumento dei ragazzi che restano in famiglia è accompagnato dal decremento (dal 47,7 al 46,7 per cento) dei giovani che hanno la fortuna di potersi definire “occupati” e poter contare su uno stipendio. E dal parallelo incremento, pari a due punti percentuali, di coloro che si definiscono in “cerca di occupazione”.


Sembrerebbe quindi, almeno stando ai numeri, che i nostri giovani non siano affetti da “mammismo acuto” bensì dall’impossibilità di sostenersi anche quando non si è più ragazzini. Un popolo, quello dei 18/34enni che condivide ancora lo stesso tetto dei genitori, formato da 7 milioni 368 mila individui con netta prevalenza di uomini: oltre 4 milioni e 200 mila.

E accanto alle difficoltà di trovare un lavoro e una casa per andare a vivere da soli, fra i giovani, cresce anche la sfiducia nella politica. In appena 12 mesi il numero di coloro che “non si informano mai di politica” fa registrare un netto balzo in avanti. Fra i 18/19enni addirittura di 3 punti e mezzo: dal 32 al 35,4 per cento. Meno marcati, anche se consistenti, gli incrementi fra i 20/24enni e i 25/34enni. Il motivo di tanta lontananza dai palazzi della politica è presto detto. Alla maggior parte la politica “non interessa” proprio. Ma sono parecchi coloro che dichiarano espressamente la loro “sfiducia nella politica”, sentimento che attanaglia il 28,3 per cento dei 25/34enni, e quelli che la considerano troppo “complicata”.

Un senso di sfiducia che si allarga anche alla religione. Coloro che dichiarano apertamente di non recarsi “mai in un luogo di culto” è in forte aumento, soprattutto fra i giovanissimi di età compresa fra i 14 e 19 anni. Allontanamento da chiese e parrocchie confermato anche dai ragazzi che frequentano i luoghi di culto “almeno una volta a settimana”. Di “frequentatori modici”, fra i 14/17enni, nel 2005 se ne contavano 37,6 su 100. Nel breve volgere di un anno si è bruscamente scesi al 30,6 per cento. Disaffezione che in misura minore colpisce anche i 18/19enni e i 20/24enni. Solo fra i 25/34enni si registra un leggero recupero.

tratto da Repubblica.it

Pubblicato in: on Novembre 7, 2007 at 2:22 pm Commenti (0)

Grazie al cazzo…

Milano, 5 nov. (Adnkronos Salute) - Stress, isolamento sociale e ambiente ostile. Questi gli ingredienti del ‘mal di città’, un’epidemia in crescita che moltiplica il rischio di umore nero e ansia, dipendenza da alcolici e sostanze stupefacenti, e che aumenta di quasi un terzo il pericolo di schizofrenia. Risultato: ogni anno circa 100 mila milanesi, e almeno 500 mila lombardi, cadono nel tunnel della depressione. In particolare le donne e gli over 64, che più degli altri patiscono gli effetti di una società indifferente, la sensazione di vivere soli pur in mezzo a tanta gente.

“I numeri del problema sono frutto di stime ottimistiche e la realtà è ben più grave”, spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di psichiatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, oggi durante un incontro sul malessere urbano. E “per soffrirne non serve vivere in una metropoli - avverte l’esperto - E’ sufficiente abitare in una città con almeno 200 mila abitanti”. Le cifre parlano da sole. “Secondo i dati raccolti dall’Asl Città di Milano - riferisce Mencacci - tra il 2005 e il 2006 il numero di assistiti che hanno assunto antidepressivi è aumentato del 3,6%, da 81.821 a 84.805; le prescrizioni di questi farmaci sono salite del 2,8%, anche se la spesa si è ridotta del 10,1% (da oltre 11,7 milioni di euro a quasi 10,6 milioni), grazie al maggior impiego di generici e al minore prezzo delle molecole a brevetto scaduto”. E le curve di crescita parlano di un allarme soltanto agli inizi, se si pensa che “entro il 2020 la depressione maggiore sarà al secondo posto fra le prime cause di disabilità, mentre nel 1990 era al quarto”, ricorda lo specialista.

Insomma, “la città ha bisogno di più attenzione e bisogna prepararci per tempo”, è il monito. Condiviso anche da Antonio Mobilia, direttore generale dell’Asl meneghina: “In Italia assistiamo a un’iperallocazione di risorse, non solo in termini di soldi, ma anche di personale, su aree ormai di minore emergenza”, osserva. La psichiatria è spesso ‘cenerentola’, ma “di fronte a numeri sempre più in alti è necessario attrezzarci ora per non ritrovarci poi in ritardo”, dice. Parola di esperti, insomma, l’Sos ‘depressione da città’ è destinato a dilagare, considerando che nel 2030 i nuclei urbani ‘cattureranno’ circa 5,1 miliardi di persone sull’intera popolazione mondiale, riflette Mencacci. “Studi internazionali - continua lo psichiatra - hanno dimostrato che essere nato e cresciuto fino a 13 anni in città accresce del 30% il rischio di schizofrenia, e che con l’aumentare del livello di urbanizzazione le probabilità di depressione passano dal 12% al 20%”. Non solo. Dalle ricerche emerge che “vita frenetica, deprivazione sociale, ed eventi avversi favoriscono lo sviluppo di psicopatie e di ’schiavitù’ da alcol e droghe“. E analizzando le ’sacche’ di maggior fragilità, “le indagini rivelano che la depressione metropolitana minaccia soprattutto le donne: per la mancanza di amici e di aiuto concreto da parte dei vicini”.

E così, dei 100 mila milanesi over 14 che ogni anno scivolano nella spirale del mal di vivere, 70 mila sono donne: “Rischiano almeno il doppio rispetto agli uomini, eppure i dati Asl ci dicono che ricevono dosaggi di farmaci più bassi di quelli prescritti ai maschi”, fa notare Mencacci. “In città, fra il 2005 e il 2006 - prosegue - le donne che assumono antidepressivi sono aumentate del 4,1% (da 57.133 a 59.465) e le prescrizioni del 4,7%. Sono quindi le più vulnerabili insieme agli anziani: gli over 64 in terapia antidepressiva sono cresciuti del 7,4% (da 37.763 a 40.553) e le prescrizioni dell’8,5%”. Il ‘record’ del rischio riguarda dunque le donne ultra64enni, con un “+7,4% delle assistite in cura antidepressiva (da 27.314 a 29.333) e un +8,8% del numero di prescrizioni”. In sintesi, le milanesi over 64 giustificano il 68% dell’aumento dei cittadini in trattamento e l’82% del ‘balzo’ in avanti delle prescrizioni di medicinali ad hoc. Sempre fra il 2005 e il 2006, calano invece del 13,5% (da 2.019 a 1.746) i milanesi under 25 che ricevono antidepressivi, e le prescrizioni in questa fascia d’età si riducono dell’8,5% “perché le indicazioni sull’impiego di tali farmaci negli adolescenti sono diventate più rigide”, commenta Mencacci.

In conclusione, i più indifesi contro la ‘morsa’ dello stress urbano restano le donne e gli anziani, e da qui bisogna partire per definire soluzioni mirate: “Rispondere a questa emergenza è possibile - è convinto lo psichiatra - a patto però di individuare le aree di maggior fragilità e di lavorare tutti insieme affinché la parola prevenzione venga prima di ogni altra in qualunque intervento”. Ed è proprio questa la ‘politica’ seguita dal Fatebenefratelli: “un approccio preventivo volto a intercettare i bisogni prima che sia troppo tardi”, precisa il direttore generale dell’azienda, Roberto Testa. Di ‘mal di città’ si parla solo quando qualcuno viene trovato morto in casa o spara da un balcone, denunciano gli specialisti, “e non è giusto che le aree urbane non possano contare su più risorse di quelle rurali”, dice Mencacci.

L’esperto ricorda l’impegno del Fatebenefratelli contro la depressione ‘in rosa’, con i progetti Depressione Post partum (in collaborazione con l’Asl e l’assessorato alla Salute del Comune di Milano) e Depressione pre-menopausa (con la Medicina generale Asl). “Questa alleanza ospedali-territorio prova che collaborare ad attività concrete si può - riprende Mobilia - In psichiatria, dal 1999-2000 ad oggi abbiamo aumentato gli investimenti da 3,5 a 70 milioni di euro, e abbiamo creato una Struttura complessa per coordinare i 6 Dipartimenti ospedalieri di Salute mentale attivi a Milano. Ma oggi seguiamo solo il 50% di chi avrebbe bisogno di terapie e dovremo essere in grado di raddoppiare l’assistenza”.

fonte: ADNKRONOS

Pubblicato in: on Novembre 6, 2007 at 9:45 am Commenti (0)